Cuneo e il territorio

Cuneo e il territorio

Il territorio

La Città di Cuneo si trova su un promontorio a 543 m di altezza, a 33 km dal confine francese.
Da qui la proposta di collaborazione si rivolge a un territorio di riferimento che comprende un totale di 157 comuni, 5.508 kmq e 401.632 abitanti, ovvero l’80% della superficie e il 68% della popolazione della provincia, di cui rappresenta il punto di riferimento non solo amministrativo. Si tratta di un’area con caratteristiche, vocazioni economiche e culturali profondamente differenti rispetto alle più note Langhe e al Roero, che a oggi vantano una chiara connotazione e una forte e riconoscibile identità.
Ciò non è ancora così evidente per questa parte di territorio, che presenta però caratteristiche unitarie e grandi potenzialità da sviluppare, ancora poco conosciute.
I comuni di montagna e collinari, bassa valle e pedemontano, rappresentano il 75% della superficie, il 44% della popolazione.
Gli stranieri residenti sono il 9,5% della popolazione totale; le famiglie sono 176.243 distribuite uniformemente rispetto alla popolazione (45% in area montana o collinare); i piccoli nuclei sono quindi relativamente più numerosi in montagna (24% della popolazione, 26% delle famiglie).

Storia e identità

Il profilo storico del territorio di riferimento è fatto di sovrapposizioni, sostituzioni, crisi e soluzioni più o meno durature che si sovrappongono disegnando un reticolo di informazioni diffuso e diversificato che, proprio alla luce di queste caratteristiche, rappresenta un forte elemento di valore identitario.
Questo reticolo affonda le proprie radici nell’epoca preistorica, con ordine si definisce come insieme organico nei secoli della romanità, si disperde in età pre-comunale riorientandosi a fatica grazie alla geografia ecclesiastica e trova finalmente una precisa geografia istituzionale a partire dai secoli centrali del Medioevo. È infatti fondamentale ricordare come Cuneo compaia con certezza sulla carta geografica dell’altipiano prospiciente l’arco alpino occidentale (la parte della Provincia compresa tra le Alpi e le Langhe) solo in epoca comunale, con precisione alla fine del XII secolo. Da questo momento in poi la città cresce con costanza sul pizzo protetto dal corso del fiume Stura e del torrente Gesso e acquisisce consapevolezza di sé rapportandosi con il territorio con autorità crescente sino a diventarne capoluogo amministrativo e spirituale in epoca moderna. Questa progressione avviene in costante e dinamico scambio con lo scenario alpino e con l’area pedemontana che fanno da corollario allo sviluppo della città. D’altronde Cuneo è un triangolo, l’ago di una bussola che indica la strada da e per le montagne. Questo è stato il suo ruolo nel corso dei secoli e questa prerogativa non può essere tralasciata nello sviluppo futuro della città.
Prima di Cuneo il territorio si evolve come area permeabile, nella quale la montagna non ha funzione di barriera geografica e politica – come la modernità ci ha purtroppo insegnato a credere – ma nel quale essa rappresenta un elemento di comunicazione, un collante strategico, funzionale alla definizione di un vivere condiviso che si propaga a cavallo delle Alpi.
La montagna infatti nutre e protegge ed è luogo salvifico; è la fascia montana a conservare le tracce più antiche del processo di antropizzazione, come ci dimostrano i siti protostorici delle valli Vermenagna, Gesso e Stura.
I principali siti romani presenti sul territorio confermano questa funzione di cerniera: PedoForum Germanorum, Pollentia, Augusta Bagiennorum, Costigliole di Saluzzo, sono tutti centri che si sviluppano lungo precise direttive viarie che avevano – e hanno tutt’oggi – il compito di mettere in collegamento la Pianura Padana con la Gallia.
In epoca alto medievale le tracce di un importante insediamento longobardo, recentemente scoperto, stanno ridisegnando il territorio dell’epoca, mentre i principali comitati, di Bredulo e di Auriate, fanno della loro funzione di cerniera tra fascia costiera e entroterra un fattore di sviluppo fondamentale. Da non dimenticare è il ruolo giocato dalle antiche giurisdizioni ecclesiastiche che si proiettano fuori dal territorio provinciale verso Torino, Asti e verso le diocesi francesi, come anche le grandi abbazie medievali presenti sul nostro territorio. San Dalmazzo di Pedona, San Costanzo al Monte, San Pietro di Pagno, Santa Maria di Staffarda sono solo alcune delle realtà che tessendo legami a cavallo delle Alpi hanno contribuito in modo fondamentale alla creazione dell’identità culturale del territorio che fa riferimento alla città di Cuneo. Esito intangibile, ma fortemente presente nella cultura del territorio è il milieu linguistico-culturale che fa riferimento alla cultura occitana.


Cuneo

La storia di Cuneo inizia silenziosa, quasi defilata e in second’ordine rispetto ai centri vicini. Mentre Savigliano, Fossano e Mondovì costruiscono la loro identità in rapporto con il territorio pianeggiante compreso tra la fascia pedemontana e i dolci paesaggi ondulati di Langa e mentre Saluzzo per la sua caratura storica diventa testa di ponte verso il torinese e le Alpi francesi, Cuneo lavora verso la montagna e progressivamente diventa elemento di cerniera fondamentale. Appartata ma allo stesso tempo nodale, la città si ritaglia una sua identità, pragmatica e lavorativa, all’interno dello scacchiere. Il luogo dove sorge la città non è casuale: per accedervi occorrono ponti e oggi la città ne conta ben cinque. La sua funzione di nodo di collegamento del territorio è quindi fondamentale, come sono fondamentali le reti che Cuneo ha saputo costruire nel tempo con il proprio territorio di riferimento.
Questa identità emerge chiaramente dal tessuto urbanistico: via Roma non è solo un asse viario ma è una piazza dove si commercia, gli otto chilometri di portici non sono solo elementi strutturali e funzionali, ma diventano strumenti di difesa. Il Museo Civico con le sue diverse collezioni racconta in modo imprescindibile questa multiformità della storia cittadina.

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